E' che... una volta che hai deciso di lasciarlo andare per il mondo, di non ostinarti a scriverlo e riscriverlo, cambiare, limare, togliere aggiungere dubitare e amletizzare... insomma quando hai deciso di separartene e rassegnarti al fatto che esca, che venga letto, criticato, a volte amato, a volte non capito, a volte disprezzato... beh, quando decidi tutto questo, non vedi l'ora che esca.
Mi succede esattamente questo.
(...) Come è stato possibile, che succedesse a
lui.
Il vecchio sa che quello che gli è appena
successo non si può liquidare frettolosamente con un coma etilico. Si è
rintanato dentro se stesso alla ricerca di una risposta, ecco cosa, di un buon
motivo per andare avanti. E non perché aveva bevuto.
Non
solo.
Le luci della città, là in fondo, non
sanno dargli risposte. L’acquedotto romano, circondato da rovi e coperto di
scritte, si staglia contro i lampioni gialli che illuminano il caseggiato.
Roma, antica città. Ora vecchia realtà.
E’ bella, e antica, e incomprensibile,
posso vederla con gli occhi del vecchio. Posso sentire il vento sulla sua pelle
e assaporarne il profumo.
Il vecchio chiude l’impermeabile,
rabbrividendo. Che cretino. Tutto, potrebbe andare all’aria. Solamente perché
non è più capace di reggere il peso della sua missione.
Eppure
hai accettato con entusiasmo, quando l’eternità ti sembrava una bella prateria
su cui lanciarti al galoppo.
Hai
detto bene: sembrava.
Non avrebbe pensato di arrivare al punto
di desiderare di arrendersi, abbandonarsi e lasciarsi andare,
spiaggiarsi da qualche parte e lasciar perdere tutto.
Cadere in un posto qualsiasi, e dormire.
Nient’altro. Un modo sciocco e piccolo per mettere in pace il cuore, dimenticare
i dolori accumulati nell’anima. Patteggiare un sogno che non si trasformi in un
incubo, purché non preveda risveglio. Sia tranquillo, da bambino, sia che puzzi
del russare da ubriaco. (...)

