venerdì 25 luglio 2014

DURA PIOGGIA CADRA'


E' che... una volta che hai deciso di lasciarlo andare per il mondo, di non ostinarti a scriverlo e riscriverlo, cambiare, limare, togliere aggiungere dubitare e amletizzare... insomma quando hai deciso di separartene e rassegnarti al fatto che esca, che venga letto, criticato, a volte amato, a volte non capito, a volte disprezzato... beh, quando decidi tutto questo, non vedi l'ora che esca.
Mi succede esattamente questo.






(...) Come è stato possibile, che succedesse a lui. 

Il vecchio sa che quello che gli è appena successo non si può liquidare frettolosamente con un coma etilico. Si è rintanato dentro se stesso alla ricerca di una risposta, ecco cosa, di un buon motivo per andare avanti. E non perché aveva bevuto.

Non solo.

Le luci della città, là in fondo, non sanno dargli risposte. L’acquedotto romano, circondato da rovi e coperto di scritte, si staglia contro i lampioni gialli che illuminano il caseggiato.

Roma, antica città. Ora vecchia realtà.

E’ bella, e antica, e incomprensibile, posso vederla con gli occhi del vecchio. Posso sentire il vento sulla sua pelle e assaporarne il profumo.

Il vecchio chiude l’impermeabile, rabbrividendo. Che cretino. Tutto, potrebbe andare all’aria. Solamente perché non è più capace di reggere il peso della sua missione.

Eppure hai accettato con entusiasmo, quando l’eternità ti sembrava una bella prateria su cui lanciarti al galoppo.

Hai detto bene: sembrava.

Non avrebbe pensato di arrivare al punto di desiderare di arrendersi, abbandonarsi e lasciarsi andare, spiaggiarsi da qualche parte e lasciar perdere tutto.

Cadere in un posto qualsiasi, e dormire. Nient’altro. Un modo sciocco e piccolo per mettere in pace il cuore, dimenticare i dolori accumulati nell’anima. Patteggiare un sogno che non si trasformi in un incubo, purché non preveda risveglio. Sia tranquillo, da bambino, sia che puzzi del russare da ubriaco. (...)


(Dura pioggia cadrà - Castelvecchi editore. A settembre in libreria)