lunedì 4 giugno 2012

Ciò che si vede, è.


CIO' CHE SI VEDE, E'

Quando li vidi entrare dalla porta, mi pare fosse il 1988, balzai in piedi sull'attenti come un soldatino di prima recluta.
Mi aveva chiamato un amico discografico, per dirmi che volevano incontrarmi, c'era l'idea di fare qualcosa assieme. Io ero un giovincello di belle speranze, e loro erano un monumento, un totem della musica progressive non solo italiana.
E ancora di più, erano stati ed erano il mito vero della mia adolescenza.
Credo di essere stato fan sul serio una volta sola, nella mia vita: ed è successo col Banco. Il primo concerto della mia vita è stato il loro, avevo 14 anni, al cinema teatro Monteverdi di La Spezia. Un posto stupendo, un teatro con svariate file di palchetti e un palcoscenico dove si poteva mettere in scena l'Aida.
In quel Cinema Monteverdi, negli anni settanta a La Spezia, la mia generazione ha conosciuto il Rock e i cantautori. Personalmente ci ho sentito Banco, Pfm, Perigeo, il Volo, Bennato, Guccini, De Gregori, Venditti...  Ma prima ancora, nel dopoguerra, era stato il luogo della grande musica, del grande Jazz, della lirica...


Ora, se non sbaglio, al posto del Teatro ci hanno fatto un parcheggio, o un discount cinese, la sostanza non cambia. Ma questa è un'altra storia, magari una volta o l'altra la racconto.
Torniamo a quello studio di un amico discografico in cui si materializzano, quel pomeriggio di tanti anni fa,  barba e tutto, Francesco di Giacomo e Vittorio Nocenzi.


Portando con sé milioni di flashback.
Il mio organo Eko su cui tentavo disperatamente di riprodurre le armonie di "Traccia prima", e la mia chitarra Aria, su cui avevo imparato ad arpeggiare "Non mi rompete", o quanto meno a replicarla in un modo fantasioso.

Il registratore a cassette nascosto sotto il cuscino per ascoltare Darwin, il primo album del Banco che ho comprato.
Gli autografi di Big Di Giacomo, e Rodolfo Maltese, e Gianni Nocenzi, acchiappati al ritorno da scuola, una mattina di quel 1974.
Eravamo in fibrillazione, io e il mio vecchio amico di giorni e pensieri, Roberto Danese, oggi professore all'Università di Urbino. Ricordo che continuavamo a tirar fuori di tasca i talloncini rettangolari azzurri, uguali ai biglietti di cinema, perché a quei tempi ancora non si stampavano i biglietti personalizzati - quanto meno, non si stampavano a La Spezia.


Noi ci guardavamo i biglietti, non stavamo nella pelle e... all'improvviso Big Di Giacomo e Band si erano materializzati in un tripudio di salopette e di sciarpe indiane, appoggiati su una panchina di una piazzetta vicino alla stazione, ad un passo dal teatro Monteverdi. E noi avevamo improvvisamente preso atto del fatto che gli dei, a volte, scendono sulla terra.
Ecco, in quell'impietoso flash forward - impietoso già allora, nel 1988, figuriamoci oggi - io mi alzo in quello studio del mio amico discografico, e li guardo e mi dico, in un attimo, quanto sarebbe bello se potessi salire su una macchina del tempo, tornare al 1974 e dire al me stesso di allora che semplicemente 14 anni dopo quelli di cui stava conservando gelosamente gli autografi sarebbero stati nella stessa stanza con noi - io e lui - a parlare di qualcosa che si sarebbe potuto fare assieme.
Fantastico, avrei potuto raccontarlo anche al mio amico Roberto, che aveva quella peluria da filippino sul labbro superiore già nel 1974.
Ed ora erano lì, seduti sulle sedie del tavolo da riunione del mio amico discografico, barba e tutto.
Iniziò così la mia storia col Banco. O meglio, con Vittorio, Francesco, Rodolfo.
Persone splendide, oltre che grandi artisti. Per me, lo confesso, è stato difficile liberarmi da quel timore reverenziale da fan quattordicenne e cominciare a scoprirli come individui, cercare di diventare loro amico. Non so se ci sono riuscito, ma la nostra collaborazione è stata un momento molto importante ed intenso della mia vita professionale e non solo.
Insieme abbiamo fatto una serie di videoclip, abbiamo insieme vinto un premio internazionale per la miglior videoclip europea, con "Hey Joe"...



Per loro ho girato come regista un dvd "Ciò che si vede è" da cui sono tratte le immagini de "L'evoluzione", ho curato il cofanetto per il 25ennale.

Ed ho ostinatamente e coattivamente dedicato tutto questo a quel ragazzino seduto in prima fila, ad un concerto del Banco del Mutuo Soccorso, al cinema Monteverdi di La Spezia, nella primavera del 1974.