martedì 5 giugno 2012

PERCHE' NOI
(CAVALIERI NEL VENTO) 
NON MORIREMO
(ANCHE NELLA TEMPESTA) 
MAI.

VEDRAI.

Il trafiletto sulla pagina degli spettacoli di Genova parlava chiaro: "Stasera, alle 18, concerto di Ivan Graziani ed Eugenio Finardi nel salone parrocchiale della parrocchia di San Vattelapesca."
No, non era vattelapesca. Ma non riesco a ricordarmi. Di certo San Qualcosa.
Ma fatto sta. Rigiro la copia de "Il Lavoro" in mano, indeciso sul da farsi. Ai tempi conducevo una trasmissione per la sede Rai per la Liguria, e vivevo a San Fruttuoso, nella stessa zona in cui - narra la leggenda - ha vissuto per un periodo Luigi Tenco. E di questo - che la leggenda fosse vera o no - ero orgogliosissimo.
Il mio capo era Arnaldo Bagnasco, un orco bonario con la cocina genovese e le felpe di una qualche università americana, ora non so, sovrastate da una capigliatura pettinata con le bombe a mano.
E ai tempi, ricordo, mi incuteva un timor panico.
Ora che ci penso, anche dopo.
Insomma vado a bussare cautamente col mio trafiletto in mano. Lui lo squadra e sentenzia:
" Ma ce li vedi  due di quel calibro a suonare in un salone parrocchiale? Alle 18, poi. E' di certo una bufala."
Augh.
Bagnasco non dialettizza mai. Bene che vada, sentenzia.
Butto lì poco convinto che alla fine abbiamo da perdere solo un po' di tempo. Il mio.
L'argomento è convincente. Acchiappo il nagra - il registratore portatile a bobine in dotazione a tutti i programmisti Rai, ai tempi - e mi fiondo per le scale, inseguito dal ringhio del menagramo:
"Comunque ti ho avvertito, è una bufala!"
Entrai in una canonica ancora semibuia, e dalle scale arrivavano gli accordi di "Signora bionda dei ciliegi": tiè, Bagnasco.
Era il Marzo 1985.
Stavo per incontrare per la prima volta il mio amico Ivan.



"Ma secondo te, per che motivo ci si dovrebbe privare di una bella partita a boccette a settant'anni?"
Mi fa, molti anni dopo, mentre lavoriamo ad un elzeviro per il Corriere della Sera sulle morti del sabato sera. In quel momento stavamo scrivendo assieme il suo recital Segni d'amore e così ci mettemmo assieme anche a scrivere una cosa che finì in prima pagina sul Corrierone, sotto il catenaccio: "Uno dei cantautori più amati dalle giovani generazioni interviene nel dibattito..."
Ma quale interviene, ma quale dibattito.
Se gli avessero detto prima che doveva intervenire in un dibattito, Ivan avrebbe ghignato e distolto gli occhi, con quei moti di timidezza che ogni tanto facevano break alla sua aggressività di falso disinvolto. Che io adoravo.
Perché Ivan non era tipo da dibattiti. Tanto meno da intervenire.
Era tipo da intuizioni, flash. Immagini folgoranti.
"Io sono portatore sano di melodramma"
Era un'altra delle sue immagini preferite.
Io dico che era un cuore puro venato da migliaia di rughe e di crepe, per averlo troppo usato.
"Ma secondo te, per che motivo ci si dovrebbe privare di una bella partita a boccette a settant'anni?"
Insomma, per che motivo bruciare tutto in un sorpasso o lanciandosi in una roulette ad un incrocio? Perchè privarsi dei frutti di ogni stagione della vita?
"...ballata, ballata, per quattro stagioni..." 
Scrivemmo Segni d'amore e lo portammo per l'Italia. 


E poi, il destino decise diversamente, e quella partita a boccette a settant'anni non la faremo mai.

Quel giorno, nel salone parrocchiale della Parrocchia di San Vattelapesca, Ivan Graziani ed Eugenio Finardi c'erano davvero.


Probabilmente non era il momento più scintillante della carriera di entrambi, ma aveva ragione Bagnasco, la notizia era così strana da sembrare una bufala.
Suonarono di fronte a un centinaio di persone al massimo, in una sala tipo refettorio, con le sedie pieghevoli. Uno stage per ognuno, e qualche pezzo assieme. Registrai tutto, col mio Nagra. Poi però quei nastri rimasero in Rai, e suppongo siano finiti nelle fauci dello smagnetizzatore.

Mi è venuto di parlare di Ivan perchè pochi giorni fa sono stato al Pigro, il premio dedicato ad Ivan organizzato da Annina Graziani che si tiene in vigna, presso le cantine Zaccagnini. 



Ed è stato un tuffo in quel clima che sperimentavo a casa di Ivan , un porto di mare, o alle officine Pan Adler, la sua saletta di registrazione casalinga, di cui era così orgoglioso, ed in cui ho avuto il coraggio di suonare la chitarra - era Lugano addio,  l'ho scelta facile - assieme a lui. 


Non mi risparmiò gli sfottò e le risate. Non era indulgente verso chi non sa suonare. Ed aveva ragione. Vedere il Festival di Sanremo con Ivan era uno spasso, non la risparmiava a nessuno. 
Chissà che farebbe oggi se vedesse "Amici".
Mi è venuto di parlare di Ivan e ne parlerò ancora, perché sono orgoglioso di essere stato suo amico. E l'aria che si respirava al Pigro me l'ha confermato. Bella gente, riunita intorno alle storie di Ivan.


E già che ci siamo, bravissimi giovani cantautori, tra i quali ha trionfato Angelica Lubian. Brava.



Ho avuto - non so dire se la fortuna o no - diciamo la ventura, di conoscere personalmente quasi tutti i protagonisti della musica che ho amato. Compreso Paul Mc Cartney, Ian Anderson, Robert Fripp, Rick Wakeman.
Tutti gli italiani: mi manca Battisti, ma sono in buona compagnia, e per questo invidio il mio amico Renato Marengo.
Ma, senza fare nomi, il più delle volte il mito non regge al confronto con la conoscenza personale.
Ivan no. 


Forse perchè di mitico non aveva niente. Era un cazzarone, un pallonaro, un cuore grande.
Un portatore sano di melodramma.